Fuori dal fango

L’ennesima catastrofe

In questi giorni i telegiornali hanno acceso i riflettori sull’ennesima triste notizia legata a una catastrofe naturale, che probabilmente con un po’ di buon senso e con efficaci interventi preventivi forse si sarebbe potuta evitare.

Mi riferisco alla tragedia della frana di Ischia avvenuta lo scorso sabato 26 novembre, il cui bilancio ha fatto registrare dodici vittime, cinque feriti e circa trecento persone costrette a lasciare la propria casa.

Di certo questa vicenda costituisce una nuova pagina buia per la storia del nostro Paese; in svariate occasioni la politica ha dimostrato scarsa sensibilità nel prendere sul serio le problematiche causate dallo sfruttamento edilizio indiscriminato e non rispettoso dell’ambiente naturale circostante; ritengo che oggi, in merito a queste tematiche, occorra più che mai instaurare una riflessione seria e importante, anche in considerazione del fatto che i cambiamenti climatici non ci lasciano più molto tempo a disposizione per correre ai ripari. 

Una luce tra le tenebre

Ma in mezzo a questo quadro buio e cupo, ancora una volta emerge una luce di speranza.

La storia di “Peppe” di Ischia mi ha colpito molto. Giovan Giuseppe Di Massa, idraulico di sessanta anni, sabato scorso è stato letteralmente trascinato via dalla furia dell’alluvione; ma nonostante la concitazione di quei momenti, ha trovato la forza necessaria per aggrapparsi ad una persiana e rimanere appeso lì per ore, riuscendo a scampare alla furia dell’acqua e del fango. Ha ingoiato molto fango, tanto da essere impedito parzialmente nella respirazione, ed è stato rinvenuto dalla squadra di soccorso dei Vigili del Fuoco ricoperto di melma fangosa mista a detriti, irriconoscibile, tanto da essere denominato “l’uomo del fango”. Ma nonostante tutto questo Giuseppe, appesantito dai detriti, è riuscito a resistere in queste condizioni per 6-7 ore; non appena rinvenuto è stato prontamente soccorso e ricoverato in ospedale.

Le prime parole che Giuseppe è stato in grado di dire al figlio sono state le seguenti: “Ho vinto la mia battaglia, sono vivo grazie alle mie forze e a Dio”. Non possiamo che gioire quando apprendiamo notizie simili e soprattutto quando un uomo riconosce l’aiuto di Dio che interviene miracolosamente nella propria vita testimoniando pubblicamente di questo.

Il fango del peccato e l’unica via d’uscita

Venire a conoscenza di questa storia mi ha fatto subito pensare a un altro tipo di fango ancora più pericoloso, dal quale la parola di Dio ci mette in guardia: il fango del peccato. Il testo della prima strofa e del coro di un noto inno del repertorio evangelico recita come segue:

Io ero nel fango, lontan dal Signor
Non v’era speranza per me, peccator
Ma avendo gridato a Gesù Salvator
Fuori dal fango mi tirò il Suo amor

Fuor da quel fango Ei mi tirò
Sopra la rocca i miei pie’ fermò
Un nuovo cantico Ei mi donò
O gloria, gloria, Alleluia

Questo testo parla dell’esperienza di ogni uomo che vive lontano dal Signore, privo di speranza e circondato da “fango spirituale”, costituito da sentimenti e azioni lontane dalla volontà di Dio, che potremmo riassumere in quelle che la Parola di Dio definisce opere della carne e che troviamo riportate nell’epistola di Paolo ai Galati.

Ora le opere della carne sono manifeste, e sono: fornicazione, impurità, dissolutezza, idolatria, stregoneria, inimicizie, discordia, gelosia, ire, contese, divisioni, sètte, invidie, ubriachezze, orge e altre simili cose; […] 

(Galati 5:19-21)

Quando il cuore si ravvede e accetta Gesù come personale salvatore, si concretizza l’immagine descritta dalla prima strofa dell’inno e l’amore di Dio, attraverso il sacrificio di Gesù, tira il peccatore ravveduto fuori dalla melma del fango del peccato, posando i suoi piedi simbolicamente sulla rocca che è Cristo Gesù stesso, e consentendogli di iniziare una nuova vita in comunione con Lui.

Da quel momento non c’è più posto per le opere della carne nel cuore del credente, sebbene la natura umana tenderà sempre a farlo cadere negli sbagli a cui è più incline, se egli consentirà allo Spirito Santo di agire nella sua vita, vedrà sviluppare nel proprio cuore giorno dopo giorno il frutto dello Spirito:

Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo;  […]

(Galati 5:22-23)                                                                       

Possa il Signore concedere a tutti noi la grazia di vedere il frutto dello Spirito crescere nella nostra vita, rimanendo consapevoli che fino a quando saremo su questa terra, continueremo ad essere vulnerabili e potenziali vittime del fango del peccato ogni volta che ci allontaneremo dagli insegnamenti della Parola di Dio.

Una parola ancora per te che stai leggendo questo post e ancora avverti addosso il peso del fango del peccato; in questo momento Gesù vuole tirartene fuori, accettalo come tuo personale salvatore, rinuncia alle opere della carne e consenti al frutto dello Spirito di svilupparsi giorno dopo giorno nella tua vita.